Quando mi appresto a scrivere un testo critico sono solito accompagnarmi da una miriade di libri, appunti vari e musica ben selezionata. Oggi no. Regna il silenzio e sul tavolo non c’è nulla se non il foglio bianco. Il tema è di quelli che meritano una attenzione particolare. Una massima concentrazione.

La Masca. Le Masche. Strega-streghe. Malvagio. Sovrannaturale. Nella sua accezione negativa la parola indica solitamente qualcosa di mostruoso. Per alcuni anche il maligno. Gli anziani del paese han sempre identificato la masca come la reincarnazione della malvagità umana altri come la parte di noi con cui facciamo fatica a venire a patti, sia essa oscura e pericolosa oppure fallimentare o disgustosa.

La masca oggi è anche il bersaglio designato dalla società che ha bisogno di compattarsi contro un nemico, una sventura, per appagare la morbosa curiosità delle persone e per dare soddisfazione al desiderio di sentirsi migliori, quasi come uno sbocco alle quotidiane frustrazioni.

Personalmente la prima cosa che mi sovviene pensando alle masche (indipendentemente dalla interpretazione folkloristica-simbolica-antropologica-sociale) è la paura. La paura come anticamera della scoperta e della conoscenza. Il lascia passare indispensabile per avere risposta alle curiosità che abbiamo dentro. Paura come coscienza del rischio che accompagna ogni sfida. La porta verso l’ignoto. La paura come motore per crescere. La paura sana. Quella che avevi da bambino. Quella della nanna con la luce spenta. La paura nel sentire scricchiolare il solaio. La paura del buio fascinoso. La paura preventiva degli anziani per impedirti di arrampicarti in ogni dove o avvicinarti al pozzo. La paura nel vedere il pazzo del paese.

La paura non come mezzo di pressione sulle coscienze o mera trasfigurazione di immagini (streghe o mostri) ma paura che ci rende vivi. La paura come oggetto di riflessione nonché fonte d’ispirazione.

Padovani, Bosser, Ubeda, Fantinato, Borla e Rivoltella con il loro lavoro stimolano una riflessione per immagini sul tema facendone, alcuni, una base concettuale di tutta la propria opera, altri con le loro opere qui presenti. Le loro interpretazioni includono una gamma di emozioni che vanno da quelle comuni e quotidiane (insicurezza ed ansia) a quelle patologiche (superstizioni ed altre fobie). Gli artisti presenti hanno saputo interpretare molti di questi sentimenti. Alcuni visitati in tutta la loro oggettiva crudezza altri osservati con delicatezza, con ironia e poesia. Le masche sono le paure che fanno parte della cronaca quotidiana delle quali siamo certamente consapevoli e acquiescenti al tempo stesso. In questa mostra spero riusciate a scoprire il vostro intimo. In questa mostra spero possiate trovare alcune risposte. Almeno quelle essenziali.

Claudio Lorenzoni

L’esposizione sarà visitabile dal 26 Ottobre al 23 Novembre, presso il Palazzo del Municipio di Camo, dalle 9 alle 17 e dal lunedì al sabato.

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