Dopo tre anni di attività intensa e dopo aver ospitato pittori, performer, attori, musicisti, scultori, giocolieri, poeti, scrittori, cantanti lirici e chi più ne ha più ne metta, il Museo a Cielo Aperto di Camo si è reso conto che l’unico assente in questi anni è stato ilcritico d’arte”.

Con l’inizio della nuova stagione artistica alle porte (PRIMA VERA REGIA 19/03/2016) abbiamo pensato ad un nuovo progetto: CRITICAMENTE.

Il progetto nasce per dare luce sulle promesse della critica attualmente attiva in Italia e dedita specificatamente alle espressioni artistiche contemporanee.

Un panorama, quello della critica attuale, estremamente variegato, non immune da critiche e contestazioni.

L’dea prende spunto dalla “confusione” che il sistema arte ha creato sui compiti del critico e del curatore.

In poche parole: con CRITICAMENTE vogliamo ri-scoprire una figura professionale che deve necessariamente recuperare responsabilità ed autorevolezza per sondare e sostenere la ricerca contemporanea.  Non si poteva dunque non partire dai giovani “critici” per poter cosi meglio osservare il loro percorso, condividendone le idee, gli spunti, le riflessioni e le esperienze.

Per il 2016 il giovane critico che affiancherà il curatore del Museo e gli artisti che vi transiteranno sarà Giovanni Fasulo.

Sarà pronto a sfatare falsi miti e creare nuove visioni??

Conosciamolo:

Giovanni è docente di Storia dell’Arte e Sostegno per le Scuole Secondarie Superiori. E’ nato a S. Maria Capua Vetere (CE) nel 1983 e vive a Pinerolo (TO) dove si è trasferito nell’autunno del 2014.

Dopo la maturità scientifica, ha conseguito la Laurea in Scienze dei Beni Culturali discutendo una tesi in Storia dell’Arte Contemporanea dal titolo  “Oltre la vetta del sogno”: il Futurismo di Emilio Buccafusca presso il Dipartimento di Lettere e Beni Culturali della Seconda Università degli Studi di Napoli. Si è poi specializzato, nello stesso Ateneo, in Museologia e Economia e Gestione delle Imprese Culturali presentando una tesi sperimentale dal titolo ”La Via dei Musei. Per un ecomuseo urbano di Napoli”; nel luglio del 2013 ha concluso il Tirocinio Formativo Attivo, conseguendo l’abilitazione all’insegnamento della Storia dell’Arte.

Ha da sempre affiancato agli studi un’intensa attività culturale sul territorio campano sia attraverso l’associazionismo sia come redattore della rivista d’informazione culturale “Saperincampania.it”. Ha collaborato con il documentarista Piero Cannizzaro per la realizzazione di docufilm quali Caiazzo Città Slow e Il fiume Volturno. Il nuovo vento del Sud entrambi trasmessi da Geo & Geo, Rai 3.

Come organizzatore di eventi ha curato il ciclo di conferenze dal titolo L’avanguardia difficile: il Futurismo tra Italia, Europa, Napoli. Arte, Vita, Libertà tenutosi presso la sala “Annibale Ruccello” dell’editore larcaelarco di Nola, la collettiva d’arte Futurismi futurizzati: percorsi di sopravvivenza nella pseudo modernità e recentemente presso la galleria DB Art Project di Torre Pellice la personale di Marco Da Rold intitolata “Cerchi”.

Sono in corso di pubblicazione suoi scritti sulle vicende dell’avanguardia futurista in Campania.

Ecco il testo critico:

Primo Vere. Al principio del nuovo

«E’ sempre impossibile, dovrebbe essere vietato descrivere un quadro, “constatarlo”, se non ordinando: andate ad ascoltare questo quadro che non è più un quadro, che non ha più la stabilità placata di un quadro, sentite il suo incantesimo, la sua preghiera, le sue ingiunzioni o i suoi comandamenti (…) vibrate alla vibrazione del suo grido, e poi andate a vedere, se potete, quelle linee, quei tratti, quelle bande, quei nodi, quei passi di danza» (Jacques Derrida, Pensare al non vedere, Milano, 2016, pp. 245-246)

***

A Camo va di scena una Sagra della Primavera delle Arti. Un rito gioioso e ludico, una danza pagana: s’odono i nudi piedi battere sull’umida terra, allo sfinimento, in nome della Rinascita; è per noi impossibile sottrarci al cerimoniale.

Primo Vere, al principio del nuovo: questa è la direzione in cui si muovono i nostri artisti. Fasolo ci propone «iunctiones Graecas sudatorias» (Plauto): letteralmente, intrecci greci che fanno sudare. Ardui enigmi di volti e ambienti che svaniscono, divorati dai pigmenti e dal supporto; un inganno piacevole, profumato di terrore ed estasi. Lo Feudo (ALF) dà vita a immagini dalla potente sensualità: irriverenti, eleganti, meravigliose nella loro forte presenza. Il corpo diventa territorio mistico, erotico e non solo sessuale (come suggeriva Lea Vergine nel 1974): un medium che abolisce ogni distanza, provocando nell’osservatore pulsione e soffocamento. Abrate (Rebor), giovane street artist, gioca sulla pelle di celebri icone “pop(ular)”. Sono così dissacrati i simboli, e violato è il tempio dell’Arte; una sferzante satira della società-spettacolo contemporanea, liquida e affamata di immagini. Zakamoto intinge il pennello in sentimenti pastorali antichi, innervati da una “giorgionesca” tensione emotiva, calda e luminosa. È il sogno del corpo che si fa tutt’uno col cielo, con l’aria. Scatta istantanee dall’universo femminile Barraco: muse sensuali, affioranti dalla tela bagnate di pennelli e colori. Emerge qui il lato ferino della femminilità; ma anche l’incarnazione del mito della vita che si rinnova (come eterna, simbolica primavera). Bertaglia indaga la materia: cerca (e trova) volti, anime, microrganismi ed emblemi dall’energia rinnovata. La commistione di materiali dà vita a costruzioni “poveriste” che affascinano, nel labile confine tra sogno e realtà. È all’istante ove il reale trova il suo superamento che guarda Da Rold, il quale conduce l’osservatore nel mondo giocoso dell’oltre-visibile: un balzo nella trasfigurazione del quotidiano, ove materia e tempo si ricreano incessantemente. Allo stesso modo, con un medium diverso, si ri-crea la natura di Giammarinaro: un teatro di micromondi, scovati nel cuore dei materiali, e portati alla luce con saggezza maieutica. Traboccano di colore le opere di Vignatti: un gioco metafisico e straniante, irrituale e violento. Dimensione sognante, allucinata, deliziosa: che cosa è il “vero”? È forse il suo contrario? Dilemmi riportati su tela attendono risposte (o nuovi interrogativi). Zartl, infine, è poeta dal lirismo dada: combina alchemicamente immagini e objects trouvés, conferendo un senso all’(apparente) non senso.

Primo Vere, dunque. L’Arte è iniziazione continua, restituisce i sensi svegliandoci dal torpore. Una rete d’oro ci avvolge; senza timore perlustriamo nuovi mondi, celati dietro i nostri occhi, nel segreto della mente, nel nido del cuore («[per scoprire] il ritmo organico di tutte le cose (…) le vibrazioni e le stille di sangue della natura» – Franz Marc, Il Cavaliere Azzurro, 1912). Al principio del nuovo andiamo, in punta di piedi: sorprendiamoci!

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