Daniele ALETTI

dal 3 agosto in esposizione presso il Giardino dell’arte del Museo a Cielo Aperto di Camo

Daniele Aletti è nato a Olten in Svizzera nel 1962. Vive e lavora a Sale San Giovanni. Nel 1990 è avvenuto l’incontro con Daniela Madeleine Gugginsberg e al 1994 risale la decisione di entrambi di traslocare in Piemonte, andando a stabilirsi nella località dove attualmente vivono con i loro figli. Nel 2007, i due hanno inaugurato la Galleria Camoroni all’interno del loro atelier in comune, dove sono esposte le loro opere in permanenza. La sua prima personale si è tenuta alla Galleria Inkognito di Zurigo nel 1990, a cui hanno fatto seguito quelle organizzate a Zofingen (Svizzera) nel 1992, Lucerna nel 1994, Sale San Giovanni nel 1997, Vado Ligure nel 1999, Garessio nel 2000, Basilea (Galerie Eulenspiegel) nel 2002 (oltre che nel 2005 e nel 2007), Murazzano nel 2004, Quinto Vercellese nel 2009, Mondovì nel 2011, Piozzo nel 2013. Tra le partecipazioni a mostre collettive, iniziate nel 1985 alla Galleria del Mese Fischer di Meisterschwaden (Svizzera), si ricordano quelle tenute nelle altre città svizzere di Basilea, Aarau, Olten e Holderbank, poi a Priero, Cuneo, Santo Stefano Belbo, Barge, Saluzzo, Alessandria, Murazzano, Chieri, Pianezza, Caraglio. Aletti è scultore per via di levare, che ha incarnata in sé la sapienza tecnica dei maestri marmorari. La sua poetica è incentrata sulla considerazione concettuale della pietra come simbolo primigenio del legame stabile e duraturo tra l’uomo e la terra, in contrapposizione ai ritmi affannosi della nostra vita quotidiana. Aletti opera su frammenti organici del mondo minerale, come il verzino di Frabosa, il bianco di Carrara, il bardiglio, il marmo nero di Portovenere, il marmo nero di Ormea e il marmo rosa di Nava, conservandone le tracce specifiche della loro materialità e intravedendo in essi la possibilità di un’altra esistenza, quella speciale di esistenze formali biomorfiche, che dilettano gli occhi e comunicano benessere al tatto. L’artista conferisce così vitalità e bellezza a forme scultoree di aspetto geometrico variabile, ora fluido e lustro, ora scabro e vivacizzato da mobili textures misteriose, che mettono in movimento la nostra fantasia e la nostra creatività, invitandoci a intrattenere con loro un piacevole contatto fisico. Lo scrittore Alberigo Albano Tuccillo ha sottolineato che Aletti è “artista posato e austero, di origine bergamasca e tuttora radicato nella lingua e nella cultura italiana benché nato e cresciuto in Svizzera”. Il tipico uso del “suo linguaggio – anzi: delle sue lingue – ricorda il suo modo di scegliere la pietra, il modo di scolpirla, di trattarla, di intuirne le potenziali forme, quindi di scovarle e metterle a nudo: e tutto ciò scaturisce da un impeto artistico profondamente coerente, onesto e originale”. Così, “il linguaggio disadorno di una scultura apparentemente ermetica e introversa come quella di Aletti, riesce a diventare poesia e pregnanza, anzi: riesce a suggerire racconti, parabole, enigmi”.

Chi è

http://www.aletti.ch/bio/alettibioit.html

La sua poetica

http://www.aletti.ch/bio/italetti.html

Come nasce una scultura

http://www.aletti.ch/schaff/rit/itrit01.html

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