Irma Paulon - Mono No Aware

Mono no Aware

Al Museo a Cielo Aperto di Camo arriva l’installazione dell’artista Irma Paulon Cullare le radici, realizzata per Costruzioni 2025 e qui presentata dal curatore Claudio Lorenzoni.

Dal 3 agosto 2025 al Museo a Cielo Aperto di Camo, sul muro di un ciaböt sui generis, ha trovato casa l’installazione di Irma Paulon Cullare le radici. L’opera, realizzata in occasione del programma di residenza Costruzioni 2025 si trova in Regione Frate e la si può ammirare a distanza dalla nuova terrazza panoramica di Camo.

Digressioni sul cullare le radici

Se in Occidente la natura viene dominata e ordinata attraverso l’intervento umano, in Oriente rappresenta uno spirito, un’entità che si genera da se stessa e che vive in stretto contatto con l’uomo, ne anima l’esistenza, lo accompagna e talvolta gli si oppone in modo ostile.

In Giappone umanità e natura rappresentano entità inseparabili, le cui esistenze sono fugaci e inevitabilmente destinate alla decadenza. Mono no Aware è l’espressione con cui nel Sol Levante si rappresenta la transitorietà dell’esistente e il senso di nostalgia che la consapevolezza di questa impermanenza genera nell’anima.

Perché questa premessa?

Perché quando si parla di Natura la tentazione è forte, la si vorrebbe contenere tutta, trovare un posto nella nostra mente per custodirne i racconti non sempre immediati ad una prima lettura. Se poi ci si mette in mezzo Irma Paulon con il suo insegnamento a cercare un’armonia con essa, non solo formale, ma anche viscerale, coi suoi diktat su come porci di fronte al paesaggio e con le sue lezioni su come osservare le forme della Natura nella tragica bellezza della sua ciclicità non ne usciamo più. 

Facciamo un passo indietro.

Io e Irma ci incrociamo per caso. Un like, una email, una telefonata e per due selvatici come noi è bastato annusare l’aria per capire che i tempi erano maturi per unire i percorsi, incrociare le strade, costruire ponti. 

Durante la nostra conversazione telefonica, dopo pochi istanti ci siamo posti la stessa domanda: come possiamo tornare ad ascoltare la Terra nelle sue infinite complessità, nelle assonanze con l’essere umano e nei movimenti invisibili che accadono quando non la guardiamo? 

Un dialogo, direi quasi un flusso, sul concetto di presenza umana, diretta o mediata, sull’arte visibile in forma o pensiero, sull’ampiezza del gesto, le forze post umane, e poi i misteri degli ambienti e degli ecosistemi in cui lei installa le sue opere e io imbastisco le parole. 

E così le mie parole diventano  territori infiniti da esplorare per Irma, che mi racconta di realtà complesse che richiedono uno sforzo fisico e mentale perché si possano rivelare in tutta la loro vastità. «Nelle gallerie d’arte non tutto si comunica». Irma difatti non riesce a lavorare su un’opera se non in relazione allo spazio nel quale vorrebbe vederla installata.

 «Non ti darò un muro qualsiasi a Camo», le prometto. E così d’improvviso spunta il muro dei sogni. Un ciaböt magico pronto ad accogliere la sua installazione. 

«Per me tutto esiste solo nel dialogo, gli elementi esistono solo se sono in corrispondenza tra loro, ogni cosa è somigliante», questo mi ripete. «Claudio, ho pensato a un’installazione site specific solo per te, per il museo». 

Il suo entusiasmo nel raccontarmi la sua creazione è coinvolgente. «Il colore rosso sarà predominante» incalza. «La vedo già finita, le radici sospese nel vuoto pronte a legarsi alla terra, ad arrotolarsi con l’erba che sotto crescerà». 

Irma è un fiume in piena, è un vento sottile che penetra le ossa, è sangue che attraversa la vita. Le radici, cullate, riconducono a quella spinta comune che porta a non restare mai in superficie e ad andare in profondità. Tutto è in equilibrio. Gli “estremi” collimano, tra ciò che si inabissa nel buio della terra a ciò che cerca la luce. 

L’installazione racchiude una duplice matrice di buio e di luce, di ascesi verso il cielo e di ritorno alla terra, proprio come alberi in cui la parte non visibile è spesso la più rilevante. 

La radice di cui parla Irma è intesa sia in senso proprio sia come paradigma dell’elemento naturale ridotto ai minimi termini; e quindi radice di albero ma anche connessione di cellula neuronale, corallo, scheletro di foglia, ramo, sistema arterioso, disegno, rete, e così via. 

La sua ricerca è un viaggio poetico e filosofico che intreccia l’essere umano e l’ambiente vegetale in un gioco di relazioni e mescolanze tra dentro e fuori, tra profondità e superficie, tra vita e metamorfosi, e ci accompagna proprio dentro alle somiglianze di come la Natura si crea e di quanto noi non possiamo far altro che imparare a riconoscerci. 

La radici, come i rami, i flussi dei fiumi, le ramificazioni nei corpi viventi, sono forme somiglianti, che si espandono, penetrano, scavano e portano alla luce la vita.

Ora non rimane che la metamorfosi. Il tempo detterà il senso di appartenenza a quella profondità della vita che da dentro si espanderà verso il fuori, si estenderà, occuperà, e genererà connessioni diventando un corpo unico. Questo processo sarà lento e impercettibile, quasi immobile. Questa apparente fissità, ci svela uno dei maggiori limiti umani, ovvero quello di non riuscire a percepire l’attesa come un tumulto, una sommossa contro l’immutabilità. 

Ma noi di tempo ne abbiamo. Non abbiamo fretta. Come divini devoti celebreremo la speranza.

Ora riprendo il fiato e chiudo citando una nostra cara amica in comune, «Irma permette alle radici di muoversi nel vento per attraversare, di volta in volta, le soglie che incontra» e a noi, aggiungo io, non rimane che ascoltare questa rivoluzione.

Claudio Lorenzoni

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Irma Paulon | Cullare le radici
irmapaulon.com

Museo a Cielo Aperto di Camo
Santo Stefano Belbo (CN), frazione di Camo, Regione Frate
Ingresso libero

Al ciaböt si può arrivare sia a piedi (20 min) sia in auto (5 min), partendo dalla piazza panoramica di Camo in direzione Santo Stefano Belbo, girando a destra in Regione Bosca e proseguendo per 750 metri.


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Indirizzo: Piazza Municipio
Città: Camo
Area: Cuneo
Regione: Piemonte
CAP: 12050
Paese: Italy

+39 014 1840100
info@museoacieloapertodicamo.it
www.museoacieloapertodicamo.it
CURATORE Claudio Lorenzoni