Al Museo a Cielo Aperto di Camo arriva la serie fotografica di Michele Lombardo To Engrave Peace, qui presentata dal curatore Claudio Lorenzoni.
To Engrave Peace, incidere la pace. Questa la traduzione del titolo del progetto fotografico di Michele Lombardo: quattro stampe fotografiche (polittico su carta politenata composto da due stampe 50x50cm e due 30x30cm) esposte in permanenza al Museo a Cielo Aperto di Camo.
Come può “incidere” l’arte su quello che sta accadendo in medio Oriente? Quanto possiamo “incidere” con le parole, con uno scatto fotografico con un pennello o una bomboletta spray sulla catastrofe umanitaria che si sta verificando a Gaza? Quanto può durare questa offesa al mondo che comunque vada, non rimarrà impunita nella coscienza dell’umanità?
Mentre chi finora ha taciuto – complice, come i tanti media mainstream – scopre dopo 20 mesi l’annientamento criminale di un intero popolo e straparla appeso alla propria vergogna, il mondo dell’arte non è rimasto fermo. Anzi. Nella fattispecie Michele, come un paziente scalpellino incide la pietra e un fabbro leviga le sbavature, con la luce del suo attrezzo amplifica i messaggi (un insieme di disperazione e una richiesta di soccorso e rivolta) che rimbombano da Gaza.
Michele mi scrive che “l’arte più che mai deve prendere posizione. È inaccettabile rimanere silenti davanti a quello che ruota attorno al mondo delle armi, alle missioni di pace (armate), all’ipocrisia dei vari tornaconti”.
Le sue parole sono un fiume in piena. Nel testo di presentazione che mi ha inoltrato, volutamente omette la punteggiatura come a voler trasmettere la sua urgenza a porci quesiti così vitali.
Fino a quando rimarremo in silenzio innanzi a questo scempio?
Fino a quando rimarremo inermi di fronte a quelle mani tese per un tozzo di pane?
Fino a quando?
Michele zitto non ci vuole stare e con la sua macchina fotografica ha voluto dare una risposta. Con i suoi scatti ha voluto incidere, con la propria scorta interiore di pace la scansione di un paesaggio minimo da cui non si può prescindere e con la parola, tra le ceneri, reinventare una sorta di quotidiana resistenza.
Vi invito a guardare i lavori di Michele. Se passerete da Camo le sue foto le troverete presso la Casa degli artisti. Altrimenti vi suggerisco di andarle a vedere sul profilo dell’autore.
Concludo citando il noto intellettuale Predrag Matvejevic che scriveva «per quel pane che è prezioso anche nelle briciole e negli scarti che non vanno buttati ma baciati» perché «il pane è fondamento e misura della civiltà mediterranea».
Più le mani si allungano nervose e disperate, più il crimine diventa evidente. Questa è la foto dell’indifferenza del mondo.
Se ci ostiniamo a non volerla guardare sarà difficile lavare da questi giorni e dalla memoria la polvere del crimine.
Claudio Lorenzoni