Il calcio per sognare. Il calcio come arte religione e bellezza. Il calcio come linguaggio comune, modo per riconoscersi e ritrovarsi.
La sera del 9 novembre su Rai5, nell’ambito della trasmissione Di là dal fiume e tra gli alberi, è passato il documentario di Giuseppe Sansonna Genova, un amore in salita.
Nessuna promozione turistica della città, anzi. Una Genova noir, gotica, decisamente “oltre”, più che mai resistente.
«Genova così antica che quasi annulla il tempo. Mediterranea o gotica a seconda dei giorni. Basta un colpo di tramontana per cambiarne i colori», dice l’autore nel video.
Una Genova che ha sete d’infinito, una Genova che ha fame di memoria (storica), una Genova non stucchevole, una Genova accogliente, una Genova senza retorica, una Genova che sa includere.
Genova l’ho sempre amata. Per tanti motivi che non sto qui a raccontarvi, e dopo aver visto il documentario credo di amarla ancor di più. Tra tutte le storie presentate una in particolare mi ha colpito: quella de La Resistente.
Una squadra di calcio [colori sociali nero/rosso, tanto cari al Comandante Zapata, ndr] antifascista, antirazzista e antisessista che partecipa alla vita sociale della città anche facendo giocare i bambini nelle piazze dei quartieri. Ha anche una squadra femminile e dà la possibilità di giocare in campo anche a immigrati e rifugiati.
I tifosi, gli Ultras – se tali vogliamo definirli – sono riuniti nella Brigata Folagra. Per chi non lo sapesse “Folagra” è il “ragionier Folagra” [la pecora nera, anzi, la pecora rossa della ditta, ndr] convinto attivista di estrema sinistra che spinge Fantozzi a ribellarsi al padrone.
Il progetto, il sogno, l’obiettivo è quello di crescere ulteriormente non solo sotto il profilo dei risultati ma soprattutto come soggetto aggregativo in città, continuando a organizzare, come fanno ormai da molti anni, serate musicali, presentazioni di libri, dibattiti e altre iniziative di autofinanziamento.
Le parole del “presidente”, Andrea Remagnino, mi hanno fatto riflettere sul fatto che un altro calcio è realmente possibile. Tornare al calcio vissuto a dimensione umana non deve essere visto come un tentativo nostalgico di ritornare al passato, ma come rappresentazione, nel suo profondo, della voglia di vivere un calcio che abbia una sua identità.
La Resistente di Genova è una delle tante realtà italiane che la pensano come Edoardo Galeano che scriveva: «Il calcio per sognare. Il calcio come arte religione e bellezza. Il calcio come linguaggio comune, modo per riconoscersi e ritrovarsi. Il calcio, figlio del popolo, che non deve cedere alle lusinghe dei potenti, di chi vuole trasformarlo in strumento per produrre denaro, uccidendo la fantasia e l’innocenza. Il calcio, ancora una volta come atto di ribellione».
Avanti tutta!
Claudio Lorenzoni