Geremia Renzi

Dicci chi sei, cosa fai nella vita di persona e nella vita di artista e come mai sei qui.

Proviamo una volta tanto a presentarci nudi e crudi, senza peccati di gioventù, senza curriculum. Non cerchiamo di interessare con altri mezzi che non siano le opere. Chi guarda non sia frastornato né suggestionato e resti solo a colloquio con quel che gli si presenta”  scriveva M. MACCARI.

Sono Geremia Renzi  docente di Arti Applicate e Tipologia dei Materiali “METALLOCROMIE” presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Il materiale con cui ho il rapporto più stretto e che da sempre accompagna il mio operare, è il Metallo.
Da diversi anni sto concentrando il mio lavoro intorno all’idea dell’Unità del Tutto, a partire da un grande lavoro iniziato negli anni 90, che mi vedeva operare a quattro mani con artisti come Maria Luisa Barbera, Pietro Consagra, Giovanni Conservo, Fernando De Filippi, Claudio Macca, Salvatore Marchese, Felice Martinelli, Alfredo Mazzotta, Filippo Panseca, Roberto Sanesi, Paolo Scirpa, Saverio Terruso, Franco Cheli, Marcello Colusso, , Agenore Fabbri, Luciano Aldo Foffa, Hsiao Chin, Mario di Iorio, Ibrahim Kodra, Leon Marino, Montefiore, Stefano Pizzi, Giorgio Roggino, per la danza Carla Fracci, per la musica Marcello Abbado. 25 opere che fanno parte della mia collezione privata.
Quanto abbia perso e quanto guadagnato è una domanda che rimane tuttora irrisolta, tuttavia le cose non sono mai come sembrano e l’idea dell’Unità del Tutto, dopo questa operazione, non è più riservata a quella conoscenza che, anche se profonda, restava limitata e temporale, quindi sono arrivato a creare degli insiemi che siano il risultato dell’Uno: Renzi &  lucia con Lucia Rosano e Titaniumart con Cristina Aldrighi, sono la testimonianza che, con la pulizia di intenti e la purezza dell’associazione di pensieri, gli artisti possono arrivare a creare l’OPERA UNICA.
L’idea dell’unità di tutte le cose è vecchia quanto la filosofia, anche se purtroppo nel corso della storia, in Occidente, è stata messa da parte a favore dell’analisi e della scomposizione; solo in Oriente la riflessione sull’unità non si è mai interrotta, affermando da sempre che ogni cosa è connessa. Siamo noi che ci siamo concentrati solo sui particolari.
Già nel V a.C. secolo Parmenide pensava che la molteplicità fosse solo apparenza, e che l’Essere corrispondesse all’Uno. Analogamente nel campo della meccanica quantistica si è arrivati alla conclusione che due particelle “legate” tra loro, mantengono la capacità di influenzarsi anche a grande distanza,  quindi collegate al di là dello spazio in maniera istantanea. In un sistema quantistico di questo tipo, modificando un elemento si modifica istantaneamente tutto l’insieme e  un qualcosa potrà trovarsi in un posto, dappertutto e da nessuna parte allo stesso tempo.
Ed eccoci all’Unico, ma formato da tre Entità distinte. La complessità dell’individuo è espressa nei tre aspetti di corpo-mente-spirito, che si evolvono in vita materiale, razionale, spirituale. In ogni viaggio iniziatico, si devono superare tre prove, magia ed esoterismo spesso prevedono ritualità e formule ripetute tre volte, triplice è lo scorrere del tempo dal passato al presente al futuro, triplice è il fondamento del principio generativo che, dall’unione del maschile e del femminile, origina un nuovo essere. E proprio come elemento cardine di unione degli opposti, Tre si trasforma in “novità” ,”creazione”, rappresentando creatività e compimento, completamento e sintesi.

Presentati con un’opera d’arte del passato di qualche grande (o non grande) artista e perché.

Mi viene da sottolineare che forse è utile avere dei maestri, che ci portino a considerare altri punti di vista, o che ci aiutino a “metterci nei panni altrui”, soprattutto quando questi panni non sono quelli del vincitore di turno.  Ma il percorso più importante è nella libertà di pensiero, che non dipende dalle leggi e non è soggetta a censura. Tutto è nella libertà interiore, nella  capacità di riflettere pensando senza condizionamenti precostituiti per riuscire a leggere le parole dell’intero universo.

La cosa che non sopporti e la cosa che ami nel mondo dell’arte.

La crescita vera, non è mai solo intellettuale, ma  anzitutto psicologica o meglio spirituale, per non lasciarsi mai omologare dal pensiero dominante, a costo di inabissarsi sotto il peso delle proprie ansie e delle proprie debolezze.
È meglio persino il male, se sincero, rispetto a un “bene” simulato solo per adeguarsi alle convenienze sociali, come è  meglio diventare dei “falliti” che si aggirano nelle zone d’ombra dell’esistenza, piuttosto che alimentare l’ingiustizia dilagante e le finzioni collettive. L’aspirazione è verso un’etica superiore, non come rifiuto delle regole, ma prima ancora di queste, dal principio delle responsabilità. E’ chiamata anarchia? Il paese sta vivendo un momento storico molto critico e non ci sono colori che possano appagare il disappunto verso questo o quel partito politico, perché l’indignazione è rivolta indistintamente verso tutta la classe politica e ad ogni  sistema. Con la convinzione che l’ARTE possa contribuire a cambiare gli esseri umani, mi muovo con Horse Van Gallery e con R-EVOLUTION dell’ARTE movimento ARTISTOCRATICO M.A.I. verso luoghi non relegati al mondo dell’ARTE o dove il clientelismo ormai da troppo tempo ha supremazia assoluta.
Un messaggio forte, in una forma di protesta pacifica, allo scopo di sensibilizzare e ridonare all’artista la dignità di essere al centro delle problematiche sociali e politiche in una fase in cui l’arte è ormai spogliata di significati che vanno OLTRE il business e la mera mercificazione. La provocazione è lo strumento che mi  consente l’intervento diretto, senza lacrimogeni e lanci di pietre o monetine, forte del contributo dell’arte e dell’apporto che l’artista può e deve alle cause, che dovranno necessariamente essere rifondate su equilibri più umani, sempre volti ad una più totale universalità delle coscienze.

La persona o l’evento che ti ha cambiato la vita (a livello artistico)

La vita è un continuo processo di metamorfosi, di cambiamento, di ricerca nella costante esistenziale e febbrile dell’erranza; ecco il senso dell’essere “nomade”, che per convivere in un sistema, mi sprona a superare i condizionamenti psicologici che legano l’anima all’essere umano. Ancora nell’interiorità è la chiave del tutto e dall’insegnamento fondamentale di Gurdjieff imparo che la vita umana è vissuta in uno stato di veglia apparente prossima al sogno.

Hai già visto Camo? Che impressione ti ha fatto?

Ho conosciuto Camo solo attraverso internet e sarà perché la storia pare voglia scivolargli via come per incanto,  perché è rurale o perché fa buon vino, bhè mi sembra il luogo migliore per fare ARTE.

La tua opera biglietto da visita.

“Così in Cielo come in Terra” scultura in ferro, acciaio, bronzo e rame – 2008

Museo a Cielo aperto. Come lo vedi il cielo sopra il progetto?

Sono orgoglioso di essere a Camo che non è un tradizionale spazio espositivo, ma un luogo altro, dove si esprime una sfaccettatura della vita quotidiana fatta di lavoro che lascia respirare la voglia di resistenza, quella dell’arte e di chi continua a credere nella cultura.
L’arte si muove per sviluppare le forze creative presenti nell’essere, togliendo le distanze tra il mondo, le realtà formative e la sua essenza, sempre contro la mistificazione culturale del mercato, perché l’artista non acquista rilevanza corrispondendo ai riconoscimenti di chi detiene il potere, ma si avvalora e risponde solo all’Arte stessa.
Noi artisti non possiamo limitarci a ragionare solo intorno alle classifiche relative ai grandi mercati e a chi detiene il potere dell’arte contemporanea; nel mondo dell’arte l’oligarchia dei mercati e dei superclienti produce appiattimento e accademismo. Per questo contribuisco al progetto di Camo con la mia arte, perché  la coscienza dell’artista deve tornare ad essere una guida creativa che agisce in direzione di una svolta anche “didattica”, che possa trasformare le energie creative in una nuova società, lontana dall’empireo dello strapotere di taluni galleristi, per tornare a vivere nei luoghi della quotidianità: autogrill, parcheggi, periferie, davanti ad una fabbrica e perché no in piena campagna, eliminando così la distanza che esiste tra l’arte e la realtà.

Restiamo fuori dai luoghi deputati all’ARTE, per creare un nuovo alfabeto, un nuovo percorso che porti gli artisti, a rivedere il proprio ruolo, ripulito dalle sovrastrutture delle caste che attualmente ne determinano le sorti”.

Anteprima sul tuo lavoro che esporrai?

“Branchi” scultura in titanio anodizzato 150x30xh300 circa

Da una parte un branco di cavalli, dall’altra umani, ognuno con una diversa percezione dello scorrere del tempo.

Cosa saresti  se non avessi fatto l’artista?

Un ‘essere (è) non perché fa o non fa  delle cose, lui (è) e basta. Questa verità è ancor più evidente parlando di artisti: uno è artista o non lo è, punto. Dal canto mio presumo che nel caso, fossi stato un uomo non artista, probabilmente avrei avuto più consistenza dal punto di vista materiale che spirituale.
La fisica quantistica insegna proprio che il pieno è vuoto e il vuoto è pieno… la materia e tutto ciò che esiste non è altro che energia vibrante nel vuoto quantistico… e il vuoto è “pieno” di questa energia…
Ma cosa è reale e cosa è illusione? E se la vita fosse solo un sogno?
Ci sono mille ipotesi su cosa sia vero e cosa sia falso, su cosa significhi essere per noi vivi, qui ed ora, su questo nostro pianeta rotante nello spazio infinito… Ma una sola cosa è certa: non abbiamo alcuna certezza a riguardo, se non che da questa insicurezza venga la voglia di “cercare” sempre con la convinzione che  l’ARTE, quella vera, non ha bisogno ne di vinti né di vincitori  ma di attenzione, sensibilità, cultura.

 

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CURATORE Claudio Lorenzoni